Perché i ragazzini continuano ad amare alla follia le canzoni dei Beatles

Un diluvio di Beatles si abbatte felicemente oggi, 9 settembre, sull’universo mondo. Escono in cd “rimasterizzati” (vale a dire che sono state usate, dopo un’operazione di ripulitura e miglioramento, le tracce originali che servirono per i dischi in vinile) i quattordici album dei Fab four.
15 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 22:44
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Un diluvio di Beatles si abbatte felicemente oggi, 9 settembre, sull’universo mondo. Escono in cd “rimasterizzati” (vale a dire che sono state usate, dopo un’operazione di ripulitura e miglioramento, le tracce originali che servirono per i dischi in vinile) i quattordici album dei Fab four. Duecentodiciotto canzoni, otto ore e quarantacinque minuti di musica che hanno cambiato il mondo, l’opera omnia della band più famosa di tutti i tempi, offerta agli adoratori di ora e di sempre in versione adatta ad affrontare il Terzo millennio. Beatles ringiovaniti nel suono ma pienamente rispettati, dicono alla Emi, che ha già esaurito nella prevendita con Amazon i diecimila cofanetti destinati in prima battuta al mercato americano.
E’ davvero una passione di lunga vita e di radioso avvenire, quella per i Beatles, stando a quello che racconta sul Times Will Hodgkinson (esperto di musica, scrive anche sul Guardian). Il quale ha organizzato una seduta di ascolto dei successi del quartetto di Liverpool con i suoi tre figli e due loro amici, tutti appartenenti alla generazione “Nintendo Ds” e “High School Musical”: Otto (otto anni), Rowan (sette anni), Fred, Isabella e Pearl (sei anni). Per rendere passabilmente scientifico l’esperimento, Hodgkinson ha somministrato ai pargoli, in crescendo cronologico, “She Loves You”, “Help”, “Norwegian wood”. E poi “una canzone che tutti i bambini hanno amato negli ultimi quarantatré anni”, vale a dire “Yellow Submarine”: cantata da tutti in coro, senza esitazioni. E’ sufficiente per dire che i bambini continuano ad amare i Beatles? Sì, se si dà retta alla reazione di Isabella a “She loves you”: “Mi piace. Perché? Non lo so” (è l’identica reazione di chi aveva la sua età una quarantina di anni fa), mentre Rowan trova la musica dei Beatles “diversa da tutto quello che ho sentito finora”, (idem) e per Fred quello che va ascoltando “è bello”.
Non sono solo canzonette. Una composizione elaborata come “Eleanor Rigby” (datata 1966, l’album era “Revolver”), oggi come ieri, e come l’altroieri, si fa amare perché parla della solitudine di ogni essere umano, si capiscano o meno le parole. Una solitudine da favola, non patetica ma eroica, da Pollicino nella foresta. Mentre ascoltano “Eleanor Rigby”, racconta Hodgkinson, i bambini sono insolitamente tranquilli e pensosi. A differenza di quello che succede al suono di “Helter Skelter”, la più nera e cattiva delle canzoni dei Beatles, diventata (suo malgrado) inno diabolico, la colonna sonora scelta per il massacro di Bel Air: “‘Helter Skelter’ ha ispirato Charles Manson all’assassinio. Guardando l’effetto che ha sui bambini, sto cominciando a capire perché. Fred cerca di sfasciare una chitarra gonfiabile. Rowan, Pearl e Isabella girano in tondo finché non cadono. Otto prende a calci una sedia”.
Quando arriva “Hey Jude”, anche Rowan, fino a quel punto il più scettico dei cinque, cede e canta con tutti gli altri il coro finale: quattro minuti di “Na-na-na-na-na-na-na-na-na-na-na Hey Jude” – un’enormità per l’epoca in cui la canzone fu scritta per l’album bianco – su sette minuti di canzone. Un’altra enormità, così come i trentasei elementi dell’orchestra sinfonica con cui fu registrata. Tutti sappiamo, del resto, che al coro di “Hey Jude” non si sfugge.
Troppo facile? Ma i cinque infanti iniziati alla beatlesmania risulteranno rapiti ugualmente dalla sofisticata “A Day in the Life”, e rifletteranno incuriositi su “Lucy in the Sky with Diamonds”, del tutto ignari delle interpretazioni che vi riconoscevano un’ode all’Lsd. Macché, si era difeso John Lennon, tutto nasceva da un disegno di suo figlio Julian, che aveva rappresentato una compagna di classe, Lucy, a passeggio in un cielo pieno di stelle: la canzone era più debitrice ad “Alice nel paese delle meraviglie” che alla psichedelia, insomma. Forse era una favola tranquillizzante, questa di Lennon. Sta di fatto che i cinque bambini raccontati sul Times dimostrano quel che si intuiva: i Beatles hanno davanti a sé un grande futuro. “Ho parlato dei Beatles con almeno dieci generazioni di ragazzini – conferma un insegnante di liceo – e tutti dicono la stessa cosa: quella musica pesca dentro di loro qualcosa che è fuori dal tempo”.